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Le otto montagne – Paolo Cognetti

Dopo essermi cimentato con le sue raccolte di racconti (Manuale per ragazze di successo, Una cosa piccola che sta per esplodere e Sofia si veste sempre di nero), ho finalmente affrontato Le otto montagne, il primo romanzo di Paolo Cognetti e semifinalista allo Strega di quest’anno.

Sulle otto montagne del mondo

Come tutte le storie di Cognetti, anche Le otto montagne è una storia di formazione. È la storia di Pietro, della sua famiglia, dell’amicizia con Bruno e del suo rapporto con la montagna. Lo seguiamo in oltre trent’anni di Italia che cambia, attraverso Milano, nel paesino di Grana, nella Torino degli anni duemila, fino addirittura in Nepal, fra i ghiacci dell’Himalaya.

Le otto montagne è la storia di chi è temprato dall’alta quota, dalla neve, dalla solitudine; è la storia di chi, come Pietro e suo padre, ha bisogno di ritirarsi dal mondo in determinati momenti della propria vita; di chi, come la madre, ha bisogno invece di vivere in comunità, là dove i rapporti umani si fanno intensi e costituiscono parte integrante della propria personalità; è anche la storia di chi, però, ha bisogno di vivere in solitudine, e nonostante gli sforzi non riesce proprio a far entrare nella propria esistenza qualcun altro, salvo poche eccezioni.

In perfetto stile Cognetti troviamo qui la rappresentazione della vita nella suo banalità. Questo autore, si sa, racconta gli avvenimenti quotidiani, quelle cose che accadono mentre facciamo altro, di cui a volte neanche ci ricordiamo una volta cresciuti; eppure sono proprio quegli eventi così piccoli a renderci le persone che siamo, perché su quelli si costruisce il senso di identità.

Questo punto di forza è anche il suo limite. Ciò che nelle poche pagine di un racconto di formazione è elemento di ricchezza, nelle (neanche molte, dopo tutto) pagine di un romanzo diventa elemento di dispersione: non essendoci avvenimenti di rilievo nelle Otto montagne, se non la descrizione di una vita, il mio occhio di lettore va alla ricerca di quei momenti emotivi caratteristici della scrittura di Cognetti… spesso non trovandoli. In storie come La ragazza che sei stata Tutte le cose che non so di lei la tensione è fortissima: si assiste al momento drammatico del cambiamento, al dispiegarsi di forze che fino a un certo punto sono solo in potenza, e alla fine diventano esplosione di energia e slancio vitale. In pochissime pagine Cognetti è in grado di caricare una molla pronta a saltare in aria, ed è proprio ciò che leggiamo in La figlia del giocatore, dove si trova la frase che dà il titolo alla raccolta Una cosa piccola che sta per esplodere.

Qui la tensione c’è ma è diluita in 199 lunghe e faticosissime pagine: Le otto montagne, per come è stato costruito e per la storia che narra, è un libro che poteva usarne la metà. Tutta la parte relativa all’infanzia, per quanto abbia momenti interessanti e altamente emotivi, sembra un enorme prologo, sproporzionato rispetto alla vicenda importante, ossia il continuo andare e ritornare di Pietro nella terra natia. Salvando qualche passaggio, se il libro fosse iniziato a pagina 81, dove troviamo la seconda parte, ne avrebbe guadagnato in termini di scioltezza e carico emotivo.

Questa è forse la dimostrazione di come a certi autori sia congeniale un determinato tipo di scrittura: lì sono nati e lì dovrebbero continuare a vivere.

Informazioni sul libro

Le otto montagne di Paolo Cognetti
Einaudi 2016
199 pagine, 18,50 euro
Link per l’acquisto

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