post

La stanza di Therese – Francesco D’Isa

Con la domanda riportata nell’immagine di copertina di questa recensione, Sofia risponde a una delle elucubrazioni che la sorella Therese le ha posto. Quest’ultima infatti, rinchiusasi in una stanza d’albergo per affrontare il proprio percorso spirituale, scrive dei monologhi epistolari, a cui Sofia risponde rimandando indietro le lettere con l’aggiunta di alcune note a margine. In queste si parla di vita quotidiana, letture, speculazioni filosofiche e recriminazioni sul passato. Nove mesi passano così, un tempo simbolico che segna la gestazione e il ritorno al mondo di Therese.

La solitudine metafisica di Therese

La stanza di Therese è un collage di testi, immagini e rimandi letterari e filosofici; è un romanzo-saggio eclettico che mira a fuoriuscire dalle pagine del libro per allungare le dita nella realtà e coinvolgere il lettore in una sorta di “immersione a quattro dimensioni”. D’altronde è rinomato come la complessità linguistica e un necessario approccio multilivello all’interpretazione testuale, insieme alla scelta editoriale di pubblicare solo quattro romanzi all’anno e di non andare oltre le duecento pagine circa, siano elementi identitari della collana romanzi di Tunué – basta dare un’occhiata agli incipit degli ultimi due testi della collana, Mescolo tutto di Yasmin Incretolli e Medusa di Luca Bernardi, per rendersene conto.

L’idea alla base del testo di Francesco D’Isa di per sé è dunque stimolante e interessante; tuttavia il suo potenziale sembra non essere stato sviluppato appieno.

Delle protagoniste, ad esempio, veniamo a sapere che hanno circa trent’anni, sono laureate e hanno caratteri molto diversi: schivo, astratto e idealistico la prima; espansivo, concreto e pragmatico la seconda. Intuiamo che ci sono problemi familiari dietro, oltre a un incidente da cui Therese ha ricavato l’indennità con cui si paga la permanenza nell’albergo. I personaggi, tuttavia, muovendosi sempre e solo intorno a questi pochi elementi biografici, non riescono a staccarsi dallo sfondo; non risaltano cioè quali individui di carne e ossa, come due personaggi letterari dovrebbero apparire.

Prendiamo in considerazione il seguente “botta e risposta”. Therese scrive:

Che valore hanno successo, potere, amore, piacere, dolore e desideri, davanti all’infinito? Una volta pensata la domanda non c’è via di ritorno. […] Potrebbe trattarsi di una conseguenza del mio incidente, dopotutto una lunga degenza è come un corso forzato in metafisica; oppure le radici della domanda sono dovute all’assenza di un’educazione religiosa da parte dei nostri genitori.

A questo Sofia risponde: La causa della tua “filosofia” non è l’infinito, ma una propensione a produrre poca serotonina che hai ereditato dalla mamma.

 Il tutto risulta in un “mancato dialogo”, e ciò che al lettore arriva è l’immagine di una superficie appena grattata: ci sarebbero anche delle radici in cui affondare, ma non si hanno le informazioni per accedervi. D’altro canto bisogna riconoscere che Francesco D’Isa è bravissimo a delineare Sofia tramite gli abbozzi di risposta, e attraverso il non detto riesce a rendere la complicità, l’antagonismo e il senso di gelo che intercorrono fra le sorelle.

Per quanto riguarda la trama, viene da pensare che sia puramente funzionale. D’Isa, tramite i dubbi esistenziali di Therese, cerca di indagare con occhio post moderno le principali domande della storia della filosofia, facendo riflettere il lettore su tematiche quali l’esistenza di Dio e i confini dello scibile. È un intento molto nobile ma che va incontro a non poche difficoltà, perlopiù dovute alla quantità di spazio dedicata ai vari argomenti.

Per seguire i ragionamenti di Therese senza perdersi nel marasma di paradossi e concetti, infatti, bisogna conoscere gli autori che nomina. Si spazia da Parmenide a Wittgenstein passando per Platone, Aristotele, Agostino, meister Eckhart, Spinoza, Leibniz, Hegel, Nietzsche e molti altri. Tuttavia, se si conoscono questi filosofi le argomentazioni risultano troppo blande per stimolare una riflessione; se non si conoscono, invece, risultano troppo complesse.

Per evitare di dover studiare l’intera storia della filosofia, possiamo considerare i riferimenti ai filosofi come principi d’autorità e rifarci solo alle tesi di Therese, le quali però risultano appena abbozzate: in poche pagine passiamo da discorsi sull’esistenza di Dio a domande sull’infinito; da considerazioni sul bene e sul male ad altre sui paradossi di Zenone; da domande su cosa sia reale all’illusione del tempo. È difficilissimo seguire quelli che sembrano veri e propri vaneggiamenti di una mente che ha passato troppo tempo rinchiusa in una stanza d’albergo fino ad aver perso di vista la realtà (ricordiamo come per Therese una lunga degenza è come un corso forzato in metafisica). Le risposte di Sofia fanno propendere per questa ipotesi: molto spesso liquida la sorella definendola una persona che non vuole affrontare i suoi problemi, o schernisce i suoi ragionamenti affermando che importanza ha? e se ti vedesse nostro padre!.

Un altro elemento critico per seguire i ragionamenti di Therese è che tutto risulta troppo astratto: non ci sono ancoraggi empirici né problematiche reali a cui fare capo per comprendere il perché di certi dubbi esistenziali, come siano nati e come sia arrivata Therese a chiudersi in una stanza d’albergo.

La stanza di Therese si presenta dunque come un gioco linguistico e meta letterario in cui ci si immerge col rischio di restare esclusi. Questa sensazione risulta ancora più vivida se consideriamo l’esistenza su L’indiscreto, la rivista diretta da Francesco D’Isa, di una serie a puntate chiamata Gli appunti di Therese, in cui appaiono quelle che sembrano essere bozze del romanzo (la prima è del 27 luglio 2015). Qui troviamo parti di testo corredate dalle immagini usate nella versione definitiva, sebbene l’incipit – ossia l’appunto #1 – sia diverso: si parla di un fattorino che lascia al narratore i fogli di Therese. Leggiamo:

Tra i lasciti di Therese c’è anche un’ampia selezione di libri, il meno bello dei quali è l’unico il cui autore sia attualmente in vita. Qui entro in scena io, perché il romanzo in questione, “Ultimo piano (o Porno Totale)” edito da Imprimatur nel 2015, è opera mia.

Piccola nota di chiusura: fra rimandi, ritagli e citazioni nel libro troviamo, a pagina 73 e 74, la lista di testi che Therese ha acquistato, e che mostra alla sorella per sedare la [sua] curiosità bibliografica. Viene da pensare che sia una sorta di bibliografia per il lettore, affinché possa comprendere meglio i temi trattati nella nel romanzo Tunué (certamente è una vasta bibliografia, molto costosa in termini di tempo e denaro: la fattura arriva a quasi cinquemila euro!). Qui, in terza posizione della seconda colonna a pagina 73, compaiono anche Francesco D’Isa e la sua Stanza di Therese. Tuttavia l’autocitazione non viene ripresa, risultando così come un mero Easter egg.

 

Informazioni sul libro

La stanza di Therese di Francesco D’Isa
Tunué 2017
116 pagine, 12 euro
Link per l’acquisto

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *