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D’amore, corna e poligamia – Vincenzo Policreti

Di Dalia edizioni ho già apprezzato e recensito l’emozionante I partigiani non c’erano di Germano Rubbi. Dal Salone di Torino sono tornato con l’ultimo romanzo di Vincenzo Policreti, già autore del libro Il ladro e la verità… e quindi ve ne parlo.

(Mi dilungo un istante sulla premessa: il font e la carta usati per la collana di narrativa di Dalia sono bellissimi.)

Policreti fra scrittura e psicologia

D’amore, corna e poligamia ha una trama piuttosto lineare: un tradimento che conduce a una situazione di instabilità familiare. A complicare le cose ci sono di mezzo un bambino e i genitori del traditore, i quali accolgono in casa la moglie tradita. La linearità della trama comunque resta invariata fino alle ultime quaranta pagine, dove avviene un colpo di scena coi fiocchi, purtroppo parzialmente rovinato dalle continue intromissioni dell’autore. Policreti, infatti, per qualche motivo che mi è sfuggito si è inserito nella trama chiudendo molti capitoli con pesanti anticipazioni che hanno portato a uno smorzamento della sorpresa di alcuni evoluzioni che, senza quegli interventi, sarebbero state di gran lunga più inattese.

Ma non è la trama a colpire in questo libro, per fortuna, quanto piuttosto lo stile e il tema.

Riguardo il primo, Policreti usa un registro alto, a tratti ricercato, che conferisce al romanzo una nota molto peculiare e lascia piacevolmente sorpresi quando poi si tratta invece di calcare la mano su termini più volgari. Non è per niente facile mantenere un linguaggio pulito per tutto il libro e poi riuscire a sporcarlo quando necessario, mantenendo la credibilità anche quando si tratta di inserire una bestemmia al punto giusto. Al di là di certi moralismi (che io comunque non mi pongo) bisogna riconoscere il coraggio dello scrittore che decide di percorrere questa via, così come bisogna riconoscerne la bravura quando il risultato funziona.

Riguardo il secondo punto, i temi dell’amore, del tradimento e della poligamia vengono affrontati in modo molto originale; soprattutto il terzo. Le ultime pagine, dedicate al confronto con un “ironico Shelock Holmes della psicologia”, assumono infatti la forma del saggio e vanno a toccare il delicatissimo e annoso problema della contrapposizione fra morale comune, spesso molto rigida, ed etica individuale.

La verità, sembra dirci il Dottore (ovvia immedesimazione del Vincenzo Policreti psicologo), è che spesso agiamo in un certo modo perché dobbiamo, anche se quasi mai ci è chiaro “perché dobbiamo”. L’assurda convinzione che dopo anni di matrimonio e dopo una certa età il sesso diventi una “zozzeria” repellente, un mero obbligo coniugale; l’altrettanto assurda idea che i rapporti debbano per forza essere di coppia, e che frequentare più di un partner sia qualcosa di scandaloso anche se gli altri partner sono consapevoli e consenzienti: questi sono alcuni degli argomenti trattati nel romanzo, portati avanti con un’eleganza inaspettata, in grado di sfidare le più difficili convinzioni ed evidenziare che il pluralismo etico è e deve essere alla base delle scelte individuali, di coppia, di gruppo.

Senza incancrenirsi su convinzioni che spesso non ci appartengono, basate il più delle volte su istituzioni vecchie e non più adatte ai nostri tempi.

 

Informazioni sul libro

D’amore, corna e poligamia di Vincenzo Policreti
Dalia 2016
207 pagine, 16 euro
Link per l’acquisto

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